Storia della Russia


Le origini

I primi nuclei della nazionalità russa si formano nel IX secolo (circa 850) intorno a Kiev (Granducato di Kiev), grazie all΄opera di principi di origine normanna provenienti da Novgorod che in seguito si convertirono al cristianesimo ed entrano in stretti rapporti con Bisanzio. Più tardi sorsero altri centri di potere, come quelli di Vladimir, Tver, Jaroslav e di Suzdal. Nel 1132, alla morte del figlio di Vladimiro II Monomaco, il potere centrale si disgrega. Allo stato unitario si sostituiscono tre centri di potere: Volinia, Novgorod e Vladimir.

 

Sull΄intero paese si abbatte, nel XIII secolo, l΄invasione dei Tartari guidati da Genghis Khan e dai suoi successori che fondarono tra il Don ed il Volga, il Canato dell΄Orda d΄Oro e che ridussero i principati russi in una posizione subordinata e tributaria. Una delle figure più famose della storia russa del periodo è Alessandro detto Nevskij, granduca di Vladimir e principe di Novgorod, che sconfigge gli Svedesi sulla Neva ed i Livoni sul Lago Peipus. Si afferma in tale periodo la supremazia dei principi di Mosca (Moscovia) che, incaricati di riscuotere i tributi delle diverse regioni russe da versare all΄Orda d΄Oro, approfittano della propria posizione di luogotenenti dei dominatori per ampliare notevolmente i propri domini. Il metropolita greco-ortodosso di Kiev abbandona la sua sede, ormai decaduta, e si trasferisce a Mosca, che diventa il centro religioso del paese. Nel 1280 Daniele, figlio di Alessandro Nevskij, assume il titolo di Granduca di Mosca (Moscova). Nel 1380 il principe di Mosca, Dimitrij è ormai abbastanza potente per affrontare i Tartari, che sconfigge a Kulikovo. A partire da questo momento il principato di Mosca, si trasforma fino a divenire un impero, espandendosi lentamente dal XV secolo sempre più ad est in Asia. Fondatore dello stato russo può considerarsi il principe di Mosca Ivan III (1462-1505), che ampliò notevolmente i propri domini e s΄ispirò al mito della "Terza Roma", secondo il quale la Russia sarebbe stata l΄erede della civiltà romano-bizantina. L΄espansione territoriale continuò per opera di Ivan IV detto il Terribile (1533-1584), che assunse per primo il titolo di zar (cioè di "Cesare"), che conquista Kazan ed Astrakan. Ivan IV conduce una violenta lotta contro i boiari, ossia contro i signori feudali, trasformando il principato in una autocrazia. Alla sua morte seguì un periodo di turbolenze dovute ai tentativi dei boiari di recuperare il potere perduto ed anche all΄ingerenza polacca.

 

Il periodo degli zar e la Russia Imperiale

Dopo il caos del cosiddetto "periodo dei torbidi" la Russia passò sotto la dinastia dei Romanov (1613), destinata a governarla sino alla rivoluzione del 1917. Battuta la Polonia nella Prima guerra del Nord (1654-1667), l΄impero russo si estense sino a comprendere l΄Ucraina, dove peraltro gli zar dovettero affrontare una violenta ed estesa ribellione popolare provocata, come molte altre simili, dalle condizioni intollerabili dei contadini.

 

Sotto il regno degli Zar, la Russia divenne una delle maggiori potenze europee, conosciuta come Russia Imperiale, ammodernata e sempre più espansa a ovest a partire dal XVIII secolo.

La Russia Imperiale copre il periodo della storia russa che va dall΄espansione dello stato di Moscovia, sotto Pietro il Grande, in un impero, che si estendeva dal Mar Baltico all΄ Oceano Pacifico, fino alla deposizione di Nicola II di Russia, l΄ultimo Zar, all΄inizio della Rivoluzione Russa del 1917.

 

Nel 1689, quando Pietro I assunse l΄effettivo potere, la Russia era ancora un Paese arretratissimo, scarsamente popolato, con poche città degne di tal nome, non aveva industrie e la sua economia si basava sulla produzione di legname, di pelli, di sale e su un΄agricoltura rudimentale. Vaste aree, le cui risorse non erano ancora state sfruttate, erano praticamente deserte. Nessuno sbocco sul Mar Baltico e sul Mar Nero, l΄unico sbocco geografico verso occidente era il porto di Arcangelo, bloccato dai ghiacci per metà dell΄anno; i possedimenti svedesi della Finlandia, Ingria, Estonia e Livonia la separavano dal Baltico; a sud le frontiere distavano ancora parecchie centinaia di chilometri dal Mar Nero.

 

Pietro I, durante tutto il suo regno (1689-1725) dovette combattere contro i pregiudizi e l΄ignoranza di una società statica e s΄impegnò a fondo per centralizzare e rendere efficienti le strutture statali, per aumentare la produzione, per introdurre in Russia idee e tecniche dell΄occidente. I risultati della sua opera furono imponenti: Pietro I, che aveva ereditato dai suoi predecessori una Russia debole e "barbarica", lasciò ai suoi successori un paese dotato di notevole prestigio internazionale e avviato a ulteriori decisivi progressi.

 

Con la vittoria sugli Svedesi, nella Seconda guerra del Nord (1700-1721), con la fondazione di Pietroburgo sulle rive del Baltico, con la sua opera complessiva, egli legò la Russia all΄Europa, preparò le condizioni per lo sviluppo della marina mercantile e militare, diffuse idee destinate a dare in futuro abbondanti frutti.

Pietro I il Grande morì nel 1725, dopo aver dato alla Russia un peso incomparabilmente maggiore sul piano internazionale rispetto al passato.

A Pietro il Grande seguirono: Caterina I (1725 - 1727); Pietro II (1727 - 1730]; Anna Ivanovna (1730 - 1740); Anna Leolpodovna (1740 - 1741) Reggente; Ivan VI (1740 - 1741) Minore; Elisabetta (1741 - 1762); Pietro III (1762); Caterina II (1762 - 1796); Paolo I (1796 - 1801); Alessandro I ( 1801 - 1825); Nicola I (1825 - 1855); Alessandro II (1855 - 1881); Alessandro III (1881 - 1894); Nicola II (1894 - 1917).

 

La Rivoluzione Russa

All΄inizio del 1905 la situazione sociale ed economica della Russia era estremamente deteriorata. Ai problemi legati alle mai completate riforme in campo agricolo ed ad una industrializzazione forzata dall΄alto si aggiungevano quelli causati dalla guerra con il Giappone. I primi insuccessi bellici aveano subito messo in luce l΄impreparazione dell΄esercito e l΄incompetenza dei comandi.

 

La situazione interna precipitò il 22 gennaio del 1905 a San Pietroburgo. Una grande folla di operai guidati da un pope, Gapon, si recò di fronte al Palazzo d΄Inverno, residenza dello Zar, per consegnare a questi una supplica. Malgrado che la dimostrazione fosse pacifica e composta da fedeli sudditi, le truppe di guardia, Ulani e Cosacchi caricò la folla facendo uso di fucili e sciabole. Al termine dell΄eccidio, secondo dati della polizia, si contarono circa mille morti e duemila feriti.

 

Questi eventi ebbero un effetto scatenante sulla popolazione ed anche su parte dell΄esercito. A San Pietroburgo ed a Mosca gli operai scesero in sciopero; nelle campagne vi furono sollevazioni di contadini; nell΄esercito si ebbero ammutinamenti di reparti a Mosca, in Lettonia, negli Urali ed in Polonia. La base navale di Kronstandt, che difendeva la capitale, si ammutinò come anche la squadra navale del Mar Nero. Nella capitale, a Mosca ed in altri centri come Odessa si formarono i primi soviet (consigli ) operai. Col passare dei giorni e dei mesi la rivolta andò dilagando per tutta la Russia assumendo i connotati di una e propria rivoluzione.

 

Nell΄ottobre 1905, su pressioni di Witte, che era stato nominato primo ministro, lo Zar Nicola II pubblicò quello che venne poi chiamato Il Manifesto di ottobre con cui concedeva una costituzione e proclamava i basilari diritti civili per tutti i sudditi. Tra le altre cose il documento prevedeva l΄elezione di una Duma ossia di un parlamento anche se con poteri limitati ed un sistema elettorale non del tutto equo: i ministri continuavano ad essere responsabili solamente di fronte allo Zar.

 

Sulla fine del 1905 il governo che malgrado tutto non aveva mai smesso di funzionare riuscì, anche grazie ad una pesante opera di repressione, a riprendere il controllo del paese.

La prima Duma fu eletta nel marzo del 1906 ed ebbe vita breve e travagliata, le sue relazioni con il governo Stolypin furuno ostili fin dall΄inizio. Dopo meno di un anno lo Zar, sperando che nuove elezioni portassero ad una Duma più malleabile, sciolse il parlamento.

Lo scoppio della I Guerra Mondiale rese palese a tutti la debolezza del regime dello Zar Nicola II. L΄entrata in guerra aveva dato adito a manifestazioni di unità nazionale e la difesa dei Serbi, quindi dell΄identità slava, era stato il principale grido di battaglia.

Ai disastri militari si unisce l΄incompetenza del governo, costituito per lo più, da appartenenti alla nobiltà terriera o burocratica ed interessati a difendere strenuamente i loro interessi di classe più che a fare gli interessi della collettività,; questo porta una vasta parte dell΄opinione pubblica russa ad allontanarsi dal consenso verso le scelte del regime.

 

Dopo i rovesci militari del 1914 nel 1915 lo zar Nicola II si recò al fronte allo scopo di assumere in prima persona il comando dell΄esercito lasciando sua moglie Alexandra, tedesca di nascita, e Rasputin, un membro del suo entourage, a controllare il governo e le sue manovre. Rasputin era un misterioso individuo che si spacciava per monaco e guaritore che era riuscito ad influenzare profondante la zarina affermando di poter curare la malattia genetica, emofilia, che affliggeva l΄erede al trono. Benchè sulla loro vera influenza si sia molto dibattuto è indubbio che gli atteggiamenti di Alexandra e di Rasputin minorono il prestigio del regime e la sua credibilità.

 

Mentre il governo centrale era ostacolato dagli intrighi di corte lo sforzo bellico iniziò a causare agitazione tra gli strati popolari. Nel 1916 gli aumenti di prezzo dei generi alimentari ela mancanza di combustibile per riscaldarsi generarono scioperi e manifestazioni in molte città. Col passare dei mesi la situazione continuò a deteriorarsi sia sul fronte militare, dove nuove sconfitte portarono l΄esercito tedesco all΄interno dei confini russi, sia sul fronte interno dove l΄instabilità sociale divenne altissima. Per tentare di modificare la situazione nella palude in cui si era trasformata la corte imperiale un gruppo di nobili, nel dicembre 1916, organizzò e portò a compimento l΄eliminazione fisica di Rasputin. Ma ormai era troppo tardi anche la scomparsa della mente oscura fece poca differenza. Il conflitto interno tra la Duma e lo zar indebolì ulteriormente il governo aumentando l΄impressione della sua inefficienza.

 

All΄inizio del 1917 il penoso stato di abbandono delle ferrovie causò una grave carenza di combustibile e di viveri nelle città, situazione a cui seguirono ondate di scioperi. Il governo decise di far intervenire l΄esercito per riportare l΄ordine a Pietrogrado (come San Pietroburgo era stata ribattezzata nel 1914 per slavizzarne il nome). Nel 1905, in una analoga situazione, le truppe avevano sparato sui dimostrati salvando la monarchia, ma nel 1917 i soldati voltarono i loro fucili contro il governo. Il supporto della pubblica opinione al regime zarista evaporò come istantaneamente nel 1917 mettendo fine a tre secoli di governo della dinastia Romanov.

 

L΄Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS)

Il partito bolscevico prese il potere nell΄ottobre del 1917. Durante la risultante guerra civile, le forze comuniste, note come i Rossi, combatterono contro i Bianchi, le forze pro-monarchiche, e contro i loro alleati americani ed europei. La guerra finì con la vittoria dell΄Armata Rossa e la fondazione dell΄΄Unione Sovietica, il primo stato comunista del mondo, il 30 dicembre 1922, guidata dal leader bolscevico Vladimir Lenin.

 

Dopo la rivoluzione, il Partito Comunista dell΄Unione Sovietica (PCUS) mise fuori legge tutti gli altri partiti politici. Il governo della nazione doveva, in teoria, essere portato avanti da soviet locali e regionali eletti democraticamente. In pratica, comunque, ogni livello di governo era controllato da un corrispondente gruppo del Partito. Il più alto organo legislativo era il Soviet supremo. Il più alto organo esecutivo era il Politburo.

 

Il capo del Partito Comunista era il segretario generale, che era anche il capo di stato e il capo del governo dell΄Unione Sovietica. Egli ricopriva talvolta anche altri incarichi, come quello di presidente, anche se non era sempre il caso.

 

Dopo la morte di Lenin, nel 1924, ci fu una lotta per il potere all΄interno della leadership del partito. Il segretario del Partito Josif Stalin emerse come nuovo capo. Stalin avviò un programma di rapida industrializzazione e di riforma agricola forzata. Inoltre ampliò drasticamente la portata della polizia segreta di stato (prima NKVD, poi GPU, e infine KGB), e fece si che durante il suo governo, decine di milioni di persone venissero uccise o mandate nei Gulag. Particolarmente famoso è il periodo 1936-1939, conosciuto come periodo delle Grandi purghe.

 

Tra il 1938 e il 1940 l΄Unione Sovietica occupò Estonia, Lettonia, Lituania, e alcuni territori di Finlandia, Polonia, Romania, Mongolia, e Ungheria. Sotto Stalin, L΄Unione Sovietica emerse dalla seconda guerra mondiale come una delle principali potenze mondiali, con un territorio che comprendeva gli Stati Baltici e una porzione significativa della Polonia di prima della guerra, unitamente a una sostanziale sfera d΄influenza nell΄Europa orientale. Il confronto politico tra l΄Unione Sovietica e gli Stati Uniti persistette per molti anni e viene denominato con il termine Guerra Fredda.

 

Dopo la morte di Stalin, occorse un΄altra lotta per il potere, con Nikita Khrushchev che ne risultò il vincitore. Uno dei punti più bassi nelle relazioni USA-URSS fu la Crisi dei missili di Cuba, quando Khrushchev iniziò a installare missili nucleari a medio raggio sull΄isola di Cuba, in cui era da poco stato instaurato un regime comunista.

 

Khrushchev, che per tutto il suo periodo al potere, oscillò tra i poli opposti di una radicale destalinizzazione e di una difesa del vecchio ordine fu rimosso, nel 1964, da un colpo interno al partito, guidato da Leonid Brezhnev, che governò fino alla sua morte nel 1982. Questo evento inaugurò quella che sarebbe stata conosciuta negli anni seguenti come "epoca della stagnazione".

 

A Brezhnev seguirono Yuri Andropov (1982-1984) e Konstantin Chernenko (1984-1985), fino all΄avvento di Mikhail Gorbachev, che negli anni ΄80, riformò drammaticamente la natura oppressiva del governo sovietico con il suo programma di aperture detto glasnost, sotto il quale la popolazione non veniva più gettata in prigione per aver criticato il governo. Le sue riforme economiche, perestroika (ristrutturazione), significarono la fine dell΄imperialismo sovietico; l΄esercito sovietico si ritirò dall΄Afghanistan, negoziò con gli Stati Uniti una riduzione degli armamenti, e il governo sovietico cessò di interferire negli affari degli altri governi comunisti, particolarmente in quelli est-europei.

 

Nel 1991, l΄Unione Sovietica si dissolse, dopo un fallito colpo di stato, tentato dai vertici militari, che erano arrabbiati per la direzione in cui Gorbachev stava guidando la nazione.

Forze politiche liberali e democratiche, guidate da Boris Yeltsin, usarono il colpo per mettere in un angolo Gorbachev (che era formalmente impegnato agli ideali del Leninismo), bandendo il Partito Comunista e spezzando l΄Unione. L΄Unione Sovietica venne sciolta formalmente dal Soviet Supremo il il 26 dicembre 1991. Il giorno prima Gorbachev aveva rassegnato le proprie dimissioni da presidente dell΄URSS.

La Russia post comunista e la crisi del 1998

Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica nel dicembre 1991, la Federazione Russa diventò uno Stato indipendente. La Russia era la più estesa delle quindici repubbliche che formavano l'URSS, nel suo territorio si produceva oltre il 60% del PIL ed era abitata da più della metà della popolazione sovietica. I Russi avevano inoltre sempre ricoperto posti di preminenza sia nell'esercito che nel Partito comunista. Per tali motivi la Russia è stata pacificamente considerata quale successore dello stato Sovietico nelle relazioni diplomatiche e come membro permanente dell'ONU titolare del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Nel giugno 1991, prima della dissoluzione dell'Unione Sovietica, Boris Eltsin era stato eletto Presidente della Federazione Russa nella prima elezione presidenziale diretta della storia russa.

 

Nell'ottobre 1991, quando la Russia era ormai prossima all'indipendenza, Eltsin annunciò riforme di mercato e privatizzazioni sulla falsa riga di quelle polacche, anche conosciute come "terapia shock". La conversione della più grande economia controllata dallo Stato in economia di mercato sarebbe stata enormemente difficoltosa senza riforme politiche. Gli obiettivi da perseguire al fine di affrontare tale transizione furono individuati in (1) liberalizzazione, (2) stabilizzazione e (3) privatizzazione. Il 2 gennaio 1992, il Presidente russo sancì la liberalizzazione dei commerci con l'estero, dei prezzi e della concorrenza. Lo scopo prefissato dall'eliminazione dei prezzi calmierati era quello di far convergere le merci nei negozi russi (in crisi di approvvigionamento), rimuovere le barriere all'economia e all'impresa privata e tagliare gli aiuti a fabbriche e fattorie statali. Con l'eliminazione di dazi e barriere esterne si voleva invece far convergere nuovo capitale nel mercato russo e, nel contempo, eliminare il potere dei monopoli statali. I risultati della liberalizzazione, abbassando i controlli sui prezzi, portarono tuttavia a un'inflazione incontrollabile (aggravata dal fatto che la Banca Centrale, organo sotto il controllo del Parlamento, scettica di fronte a tali riforme, decise di stampare nuova cartamoneta per finanziare il debito accumulato) e la prossima bancarotta di molte imprese russe, il cui modello di produzione era inadeguato a confrontarsi con il libero mercato globale. Il processo di liberalizzazione comportò vincitori e perdenti, la cui sorte era condizionata da un insieme di variabili quali classe sociale, età, gruppo etnico e regione geografica in cui il singolo individuo si collocava.

 

Alcuni trassero dei benefici dall'aprirsi del paese alla concorrenza, per altri fu la rovina. Tra i vincitori c'era la nuova classe di imprenditori che si erano formati durante la perestrojka. Ma la liberalizzazione dei prezzi comportò per gli anziani e per coloro che avevano uno stipendio fisso un drastico calo dello stile e della qualità di vita. L'economia russa cadde in una profonda depressione alla metà degli anni '90, per poi essere ulteriormente colpita dal crollo finanziario del 1998. Dopo le riforme economiche dei primi anni '90, vi fu un brusco incremento delle ineguaglianze sociali nonché del tasso di povertà in tutto il Paese.[6] Stime della Banca mondiale, integrate con gli indici di mortalità, indicano che durante l'ultimo periodo del regime sovietico solo l'1,5% delle famiglie viveva sotto la soglia della povertà, mentre nel 1993 tale percentuale si era alzata tra il 39 e il 49%. Le entrate pro-capite si abbassarono di un ulteriore 15% durante la crisi del 1998. Gli indicatori della salute pubblica segnano un analogo declino. Nel 1999 la popolazione totale era diminuita di 750.000 unità rispetto al periodo sovietico. La speranza di vita calò drammaticamente.

 

Dopo la crisi finanziaria del '98, il primo ministro Evgenij Maksimovič Primakov fu revocato dal presidente Eltsin nel maggio 1999, per timore della sua crescente popolarità. Al suo posto Eltsin nominò a capo del governo Sergej Stepašin, ministro degli interni e già direttore dei servizi segreti FSB (l'ex KGB). Tuttavia il governo di Stepašin non durò che pochi mesi, dal momento che nel successivo agosto 1999 Eltsin lo revocò e nominò al suo posto Vladimir Putin, direttore in carica dell'FSB. A norma della Costituzione russa, la Duma ratificò prontamente la nomina di Putin.

 

Da personaggio quasi sconosciuto quale era, Putin riuscì velocemente a guadagnarsi la fiducia dell'opinione pubblica e di Eltsin grazie anche alla sua gestione della seconda guerra cecena. L'opionione pubblica russa dell'epoca, a causa della rabbia e della paura suscitate dagli attacchi terroristici ceceni in Russia, supportò fortemente l'iniziativa militare; tale supporto si tramutò in un balzo di popolarità per Putin, che la comandava personalmente. Dopo il successo dei partiti che sostenevano il governo Putin alle elezioni parlamentari russe del dicembre 1999, Eltsin decise che era giunto il momento per un suo ritiro dalla secena politica ed il 31 dicembre 1999, esattamente otto anni dopo il discioglimento dell'Unione Sovietica, si dimise. Putin assunse l'incarico di Presidente ad interim della Federazione e le successive elezioni presidenziali furono da lui vinte.

La Russia contemporanea, dopo la crisi

L'economia iniziò a riprendersi nel 1999, grazie anche alla debolezza del Rublo, che rese più cari i prodotti importati e incoraggiò la manifattura locale. In seguito, si entrò in una fase di rapida crescita, in cui il PIL è cresciuto del 6,7% in media annua dal 1999 al 2005, sulla scorta del rublo debole, di più alti prezzi del petrolio, della maggiore produzione industriale e una maggiore vivacità dei servizi.


Il paese ha un forte attivo nella bilancia commerciale, nel 2004 la crescita del PIL è stata del 7,2% e nel 2005 del 6,4%. Attualmente quella russa è la nona economia del mondo e la quinta in Europa. Se sarà mantenuto questo livello di sviluppo, in pochi anni la Russia diventerà la seconda potenza economica europea, dopo la Germania. Gli analisti di Credit Suisse considerano possibile per il 2020 addirittura il sorpasso sulla Germania.


La ripresa e i rinnovati sforzi governativi (nel 2000 e nel 2001) di avanzare sul terreno delle riforme strutturali, hanno aumentato la fiducia di imprese e investitori sulle prospettive della Russia. Il settore delle materie prime, come petrolio, gas naturale, metalli e legname, costituisce l'80% delle esportazioni, con la conseguenza che il paese è vulnerabile alle variazioni dei mercati internazionali. Le esportazioni dell'industria militare, dopo un periodo di crisi, costituiscono ora la seconda voce attiva, dopo le materie prime. Negli ultimi anni, peraltro, un altro fattore positivo per l'economia è stata la crescita della domanda interna (del 12% annuo tra il 2000 e il 2005). Lo sviluppo del paese è stato pero` disuguale: la regione di Mosca, in cui si concentra solo un decimo della popolazione complessiva, produce un terzo del PIL.


Nel 2008, alla fine del secondo mandato di Vladimir Putin, al quale e` subentrato alla presidenza Dmitry Medvedev, la Russia si e' prepotentemente riaffacciata alla ribalta mondiale, sia dal punto di vista economico, che da quello geopolitico, e lo stile di vita medio della popolazione e` sensibilmente migliorato. Lo slancio dinamico dell’economia e i giudizi positivi espressi dalle agenzia internazionali di rating hanno reso la Russia molto più attraente per gli investitori esteri la cui presenza è aumentata di quattro volte negli ultimi 5 anni. Le riserve di valuta sono a loro volta aumentate di 41 volte, passando dai 12,2 miliardi di dollari del 1999 agli attuali 503 miliardi di dollari, e la Russia e` divenuta terzo paese al mondo per riserve valutarie, dopo Cina e Giappone. L’industria estrattiva – petrolio e gas in primis – costituisce, come è ovvio, il punto di forza centrale di tutta la ripresa economica, ma i rapporti economici segnalano notevoli progressi anche nei settori dei beni di consumo, del commercio al dettaglio, dei salari e dell’occupazione.

 

Nel prossimo decennio l'economia russa potrebbe crescere del 60% - questa è la stima pubblicata dagli analisti dell'istituto bancario Credit Suisse. Per il 2010 la crescita prevista è pari al 3,6%, ma già a partire dal 2013 essa dovrebbe superare i cinque punti percentuali. I punti di forza dell'economia russa sono annoverati la vicinanza strategica alla Cina, l'innovazione del sistema produttivo stimolata dalle misure del governo di Mosca, la minore dipendenza dal settore energetico, un'inversione della dinamica demografica, tornata positiva dopo oltre un decennio di contrazione.

 

La Russia fa inoltre parte del BRIC, il quartetto di paesi (Brasile-Russia-India-Cina) caratterizzati da una forte crescita del PIL e della quota nel commercio mondiale, soprattutto nella fase iniziale del XXI secolo. Il termine e` stato coniato nel 2001 in una relazione della banca d'investimento Goldman Sachs, la quale spiegava che i quattro paesi domineranno l’economia mondiale nel prossimo mezzo secolo. La relazione suggeriva che le economie dei paesi BRIC sarebbero cresciute rapidamente, rendendo il loro PIL nel 2050 paragonabile a quello dei paesi del G6. Questi paesi condividono infatti un immenso territorio, abbondanti risorse naturali strategiche e rappresentano il 42% della popolazione mondiale. La popolazione, in una economia capitalistica, rappresenta la principale determinante della domanda. Questi quattro paesi facendo leva sull'aumento della domanda interna determineranno la propria crescita che li condurrà ad essere i paesi economicamente più importanti del pianeta e soppianteranno gli attuali stati del G7 nella direzione del mondo.

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